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Un mondo a sè

Di Gianluca Fava - 15-07-2006

Il calcio, questo non lo si può negare, sembra avere (forse ha) delle regole quantomeno bizzarre che, questo proprio non lo si comprende, sembrano incidere su tutta la vita dello Stato e, qualche volta, anche sulla giustizia non solo sportiva, ma addirittura ordinaria.

Quello che può senza dubbio essere definito l'unico vero sport nazionale, infatti, è da sempre macchiato da qualcosa di poco chiaro e pure, tutti ci domandiamo sempre il perchè di certe situazioni di gioco quantomeno dubbie, ma poi, come catturati da un incantesimo, non riusciamo a non seguire la nostra squadra del cuore!

Il "calciofilo" è un malato che non si arrende mai; infatti, quando all'inizio degli anni '80, a causa di un giro di scommesse clandestine che finirono col truccare diverse partite e, non solo una società gloriosa come il Milan era tanto coinvolta da essere retrocessa in serie B, ma il suo portiere, Albertosi, tanto implicato da essere arrestato insieme a calciatori illustri anche di altre squadre, il tifoso italiano, superati i primi mesi di amarezza, ricominciò a "nutrirsi" di calcio, fino ad osannare, durante il campionato del mondo del 1982 in Spagna, colui che, pur essendo stato il vero trascinatore della nazionale italiana verso la conquista del titolo di campione del mondo, era pur sempre uno dei principali artefici del suddetto scandalo, tant'è che aveva appena scontato due anni di squalifica: Paolo Rossi.

Trascorsero solo pochi anni e, l'organizzazione del campionato del mondo di Italia '90, si rivelò un altro "pasticcio all'italiana", non solo dal punto di vista strettamente tecnico, ma soprattutto relativamente alla ristrutturazione di vecchi stadi o alla costruzione di nuovi (basti pensare, ad esempio, allo stadio Delle Alpi di Torino o al Meazza di Milano), che oggi sicuramente non possono essere considerati degli esempi da imitare e, forse, non lo sono mai stati.

Successivamente il calcio e stato "nell'occhio del ciclone" per vicende di doping, passaporti falsi, fideiussioni false, corruzioni (vedi la retrocessione del Genoa), squalifiche di singoli calciatori per droga, fino ad arrivare ai nostri giorni, con lo scoppio dello scandalo denominato calciopoli.

Quest'ultimo scandalo, che è da considerarsi senza dubbio il più grande e devastante di tutti i tempi perchè coinvolge tutte le componenti dello sport in questione, fa nascere mille interrogativi: nel calcio, anche per colpa delle tv a pagamento, non stanno entrando troppi soldi, trasformando uno sport in una vera industria con la conseguenza inevitabile di un sempre maggiore sacrificio dello "spirito olimpico"?

La classe politica è totalmente estranea a questo sfascio, atteso che proprio essa si è mobilitata per ripescare il Catania in serie B quando, forse, non vi erano i presupposti e quando ha permesso alle società di "spalmare" i debiti con il fisco, arrivando a concedere alla Lazio una "rateizzazione" di ventitre anni, cosa che non ha ottenuto mai nessun cittadino?

Se da più parti si ritiene che il calcio italiano sia malato o forse moribondo, non sarebbe meglio fermare tutto per uno o due anni, così da avere più tempo e maggiore serenità per ripulire e risanare tutto, senza così nemmeno affrettare i tempi della giustizia ed evitare di dare, in questo modo, ai presunti colpevoli la possibilità di parlare di "processi sommari"?

Chi scrive, da avvocato, censura con fermezza la pubblicazione di atti giudiziari come le intercettazioni telefoniche, (atteggiamento che oggi sta diventando una moda pericolosa sia per il cittadino che per la magistratura) perchè da un lato, impedisce la "costruzione di una serena difesa e, dall'altro, la conduzione delle indagini ed approfondimento serio per l'accertamento del reato.

Proprio la pubblicazione di intercettazioni telefoniche, il cui principale protagonista sarebbe stato il direttore generale della juventus Luciano Moggi, è stata la scintilla che ha reso noto calciopoli.

Il processo di primo grado di detto scandalo, relativamente solo alla giustizia sportiva mentre la giustizia penale seguirà il proprio corso, si è concluso in data 14.07.2006, con, tra l'altro, la retrocessione della Juventus in serie B e trenta punti di penalizzazione; la retrocessione nella stessa categoria della Lazio con sette punti di penalizzazione; la retrocessione sempre nel campionato cadetto della Fiorentina con dodici punti di penalizzazione.

Tali penalizzazioni, sono tutte da scontare nel campionato 2006-2007.

Il Milan, invece, è stato penalizzato di quarantaquattro punti relativamente al campionato 2005-2006, nonché di altri quindici punti da scontare nel successivo campionato di serie A.

In detto processo, almeno da quanto si è appreso dai mezzi di informazione, alle difese non è stata data la possibilità di articolare i mezzi di prova.

L'intero processo, compreso l'Appello, deve concludersi prima di fine Luglio, non in ossequio al principio sancito costituzionalmente della ragionevole durata dei processi, ma, altra stranezza, perchè la Uefa deve stilare i calendari delle Coppe Europee!

Il calcio italiano non condiziona tutto? Non è un mondo a sè?

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