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Il turismo accessibile!

Di Gianluca Fava - 01/06/2015

Era il 4 maggio 2015, quando a Napoli, nell’ambito del Progetto Cosy for You, lo scrivente teneva un Corso di Formazione dal titolo “Costruire le Competenze per il Turismo Accessibile”.

La relazione prodromica a detta “lezione”, era la seguente: “Oltre a costituire un’attività economica di rilievo, il turismo è un elemento sempre più importante nella vita dei i cittadini di tutto il mondo.

Esso, infatti, rappresenta un utile strumento per promuovere l’interesse verso il modello europeo, derivato da secoli di scambi culturali, diversità linguistica e creatività.

Negli ultimi anni l’industria europea del turismo è stata messa alla prova dalla crisi economica dilagante e, aggiungo, dall’incompetenza ed ignoranza, che ha avuto gravi ripercussioni sulla domanda di prestazioni.

Per tale motivo, l’UE, attraverso il lavoro della Direzione Generale Impresa e Industria della Commissione europea, ha quindi incrementato i propri interventi normativi in questo settore, al fine di promuovere un turismo europeo sostenibile e di qualità.

L’Europa è la prima destinazione turistica al mondo, con oltre 563 milioni di arrivi internazionali nel 2013: l’obiettivo della politica europea del turismo è di mantenere questo primato attraverso un’offerta turistica differenziata e sostenibile.

A seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel dicembre 2009, il turismo entra a far parte degli obiettivi dell'UE, che potrà agire a sostegno delle iniziative degli Stati Membri, senza sostituirsi alle loro competenze, proprio nel settore del turismo.

In particolare, infatti, l'Unione europea può sostenere gli Stati membri per la promozione della competitività delle imprese che lavorano in questo ambito. Nello stesso tempo, l'UE acquisisce una competenza supplementare per la promozione del turismo attraverso l’individuazione di obiettivi quali la creazione di un ambiente “favorevole” per lo sviluppo delle imprese del turismo e la promozione della “cooperazione tra gli Stati membri”, in particolare nello scambio delle migliori pratiche.

E' nell'ambito di questo nuovo quadro normativo che, nel 2010, con la pubblicazione di una Comunicazione ad hoc, la Commissione ha indicato 4 obiettivi prioritari:

1) stimolare la competitività del settore turistico in Europa; 2) promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile, responsabile e di qualità; 3) consolidare l'immagine e la visibilità dell'Europa come insieme di destinazioni sostenibili e di qualità; 4) massimizzare il potenziale delle politiche e degli strumenti finanziari dell'UE per lo sviluppo del turismo.

Punti salienti delle nuove politiche sul turismo, sono: la valorizzazione del patrimonio comune dell'Europa, la creazione di un osservatorio virtuale del turismo, la redazione di una carta del turismo sostenibile e responsabile ed il rafforzamento della cooperazione tra l'UE, i principali Paesi emergenti ed i Paesi del Mediterraneo; ma vi è di più: negli ultimi anni si ricordano tre importanti iniziative: la presentazione, il 22 febbraio 2013, di un Sistema di indicatori del turismo per una gestione sostenibile, che sarà messo a disposizione delle destinazioni turistiche europee che potranno utilizzarlo, su base volontaria, come strumento per misurare e monitorare la sostenibilità delle loro attività, i progressi compiuti ed elaborare politiche appropriate.

La Commissione ha sottolineato come “la competitività del settore sia strettamente legata alla sua sostenibilità, poiché la qualità delle destinazioni turistiche è fortemente influenzata dall’ambiente culturale e naturale circostante e dalla loro integrazione nella comunità locale”. L’Esecutivo comunitario intende introdurre un premio europeo basato sugli indicatori della sostenibilità per promuovere le destinazioni che rispettano criteri ambientali, sociali ed economici.

A tale proposito bisogna dire che, nel febbraio 2014, è stata presentata una proposta di raccomandazione, per la creazione di un marchio europeo del turismo di qualità; ma vi è di più: la pubblicazione, nello stesso mese, di una strategia europea di promozione del turismo costiero e marittimo che contiene un elenco di 14 azioni che dovrebbe intraprendere l’Ue al fine di agevolare una cooperazione e il dialogo tra i soggetti interessati e di aiutare le regioni costiere e le imprese a superare le sfide cui sono confrontate per confermare la posizione del settore come motore essenziale dell'economia blu in Europa, sembra essere stata un ottimo punto di partenza.

In Italia, le Camere di commercio operano in favore dello sviluppo locale anche sui temi del turismo, sia promuovendo e garantendo il sostegno economico ad iniziative per la valorizzazione dei beni paesaggistico - culturali - e delle aziende che operano nel settore turistico o nel suo indotto, sia stimolando il dialogo tra gli attori coinvolti nelle politiche di sostegno al turismo, al fine di mettere a punto le strategie di rilancio della filiera turistica per garantire vitalità e competitività dell’offerta nazionale.

In quest’ambito, UNIONCAMERE appoggia le azioni proposte dalla Commissione per il raggiungimento degli obiettivi connessi ad un’efficace politica europea del turismo.

NECSTOUR, la rete delle Regioni europee per il turismo sostenibile e competitivo di cui fanno parte come membri associati alcuni enti camerali italiani ed europei, ha espresso, nel marzo del 2014, la propria posizione a favore di un turismo basato su una crescita intelligente, sostenibile e sociale.

A tal fine, la rete sottolinea l’importanza di proteggere le risorse naturali, esplorare le possibilità che il programma Horizon 2020 può offrire al settore e redigere un’Agenda scientifica nell’ottica di una strategia per gli investimenti a lungo termine.

Nell’ambito dell’inclusione sociale, la rete incoraggia lo scambio di modelli regionali che favoriscano il confronto tra giovani e anziani che favoriscano la trasmissione di valori umani essenziali per preservare l’eredità dei territori e rafforzare l’identità europea.

NECSTOUR auspica, infine, un consolidamento del portale IT Tourism, e suggerisce la creazione, in seno al Parlamento europeo, di un intergruppo parlamentare che affronti in maniera trasversale le tematiche che riguardano tale settore.

Rispetto alla programmazione 2014-2020, la promozione del turismo sarà finanziata dal programma COSME con uno stanziamento di 131 milioni di euro.

Una domanda, però, sorge spontanea: e circa l’accessibilità?

In Italia, i punti fondamentali del quadro normativo sull’accessibilità e la partecipazione, in un certo senso, già sono stati introdotti nella Costituzione Italiana con l’art. 3; infatti, detto articolo afferma che tutti i cittadini hanno uguale dignità e sono uguali davanti alla legge senza distinzione, tra l’altro, di condizioni personali.

A questo proposito, lo scrivente desidera affermare che detto articolo, di tutta la Carta che ingiustamente da più parti viene definita superata e da modificare, è il meno applicato.

La normativa italiana definisce in maniera inequivocabile l’accessibilità del costruito, sia in spazi pubblici, sia in spazi privati all’interno dei quali venga svolta una qualunque attività rilevante per la persona.

A questo proposito si potrebbe fare un “esperimento”: recarsi nelle aule e nelle cancellerie del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, per rendersi conto se sono veramente accessibili, o, se a causa di “torrette” ed altro relative all’impianto di energia elettrica sparse sul pavimento, un diversamente abile soprattutto non vedente, potrebbe trovare difficoltà a deambulare come saprebbe, vorrebbe e dovrebbe poter fare!

Le strade ed i marciapiedi di Napoli, senza considerare la grande capacità di adattamento dei disabili, possono veramente essere considerati accessibili?

Gli ambiti di applicazione della normativa vigente riferita all’abbattimento delle barriere architettoniche, ha subito negli anni, anche attraverso chiarimenti contenuti in leggi non strettamente riguardanti questo argomento, sempre più specificazioni ed approfondimenti, che sono arrivati ad interessare oltre, come detto, ogni spazio pubblico e privato di nuova costruzione o realizzati antecedentemente l’emanazione della normativa che subiscano una qualche ristrutturazione, anche gli spazi di particolare interesse storico/architettonico tutelati.

Questi elementi sono alla base di un ampio quadro normativo, che ormai, non può più permettere miopie rispetto alla tutela di quanto già dettato nella nostra Costituzione.

Per quanto attiene al caso specifico delle strutture sedi di attività connesse alla filiera turistica e quindi alla possibilità di fruire di luoghi pubblici o aperti al pubblico da parte di persone disabili, già la Legge 30 marzo 1971 n° 118 (Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971 n° 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili Pubblicata nella G.U. 2 aprile 1971 n° 82), precisamente all’articolo 27, ha sancito: “Per facilitare la vita di relazione dei mutilati e invalidi civili gli edifici pubblici o aperti al pubblico e le istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale di nuova edificazione dovranno essere costruiti in conformità alla circolare del Ministero dei lavori pubblici del 15 giugno 1968 riguardante la eliminazione delle barriere architettoniche anche apportando le possibili e conformi varianti agli edifici appaltati o già costruiti all'entrata in vigore della presente legge; i servizi di trasporti pubblici ed in particolare i tram e le metropolitane dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti; in nessun luogo pubblico o aperto al pubblico può essere vietato l'accesso ai minorati; in tutti i luoghi dove si svolgono pubbliche manifestazioni o spettacoli, che saranno in futuro edificati, dovrà essere previsto e riservato uno spazio agli invalidi in carrozzella; gli alloggi situati nei piani terreni dei caseggiati dell'edilizia economica e popolare dovranno essere assegnati per precedenza agli invalidi che hanno difficoltà di deambulazione, qualora ne facciano richiesta.”

Certo, non si può dire che la norma appena citata non abbia avuto una applicazione quantomeno lacunosa; ma vi è di più: l’Articolo 8 della lettera c della legge 104 del 1992, specifica che l’inserimento e l’integrazione sociale della persona disabile, si realizzano anche attraverso “interventi diretti ad assicurare l’accesso agli edifici pubblici e privati e ad eliminare o superare le barriere fisiche e architettoniche che ostacolano i movimenti nei luoghi pubblici o aperti al pubblico”.

Quanto sia stato totalmente disatteso quest’ultimo dettato, lo si nota se ci si avventura a prendere la metropolitana di Napoli linea blu a piazza Garibaldi!

Mentre la Legge n° 13 del 1989 ed il suo decreto d’attuazione D.M.236/89 hanno essenzialmente come campo d’applicazione gli edifici privati, il D.P.R. 503 del 1996, per il quale rimangono validi gli stessi standard d’accessibilità stabiliti nel D.M. 236/89, ha come campo di applicazione gli edifici e spazi pubblici.

Inoltre, chiariti gli aspetti fondamentali inerenti l’eliminazione delle barriere architettoniche che non possono essere ignorati da chi si appresta ad operare nel settore turistico atteso che di esse “parla” anche il Testo Unico per l’edilizia (DPR 380 del 2001) agli articoli 77, 78 e 79 che hanno modificato proprio la succitata Legge 13/89,si deve immediatamente precisare che la potestà legislativa in materia turistica, in Italia è di fatto completamente demandata alle Regioni, che hanno il potere di regolare il settore specifico attraverso proprie normative.

Tuttavia, anche nell’art. 1 della Legge del 29 marzo 2001 n° 135 (Riforma della legislazione nazionale del turismo), si indica la promozione di azioni atte a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla fruizione dei servizi turistici da parte dei cittadini indicando in modo esplicito i soggetti con ridotte capacità motorie e sensoriali.

Queste indicazioni di rispetto e garanzia di quanto stabilito nella legislazione nazionale, spesso all’interno delle specifiche leggi regionali sono rimaste disattese, lasciando all’iniziativa dei singoli operatori privati o istituzionali la realizzazione e la corretta applicazione di soluzioni che consentano la possibilità dell’esperienza del viaggio per tutti.

Questa disattenzione si riscontra soprattutto nella realizzazione di alcune attività ricettive/ristorative, come ad esempio gli agriturismi.

In questo caso infatti, alcune regioni si sono dotate di specifici indirizzi normativi, mentre altre hanno lasciato all’intenzione dell’operatore e del tecnico incaricato la realizzazione di soluzioni per la fruizione della struttura da parte di persone con esigenze specifiche.

La complessità del tema sul superamento delle barriere architettoniche e soprattutto la difficoltà nell’affrontarlo si riscontra anche nella discrezionalità con cui la normativa nazionale, nelle diverse leggi regionali e provinciali, viene data come indicazione imprescindibile o viene “superata”, suggerendo diversi parametri dimensioni.

Questi elementi comportano sia in modo generale, che nello specifico settore turistico, difficoltà come:

-raccordo tra le diverse indicazioni normative nazionali, locali e regolamenti d’attuazione in ambiti specifici(tra questi anche quelli sanitari), -diversità di indicazioni normative tra Regioni, alcune volte addirittura tra Comuni, -incertezze dei parametri di valutazione dell’accessibilità forniti nelle informazioni;

ma vi è di più: il caos è alimentato anche dalla Giurisprudenza la quale, se da un lato deve salvaguardare la norma contenuta nell'articolo 1120 comma 2 del codice civile che vieta quelle innovazioni che rechino pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino, dall’altro deve tutelare i diritti dei diversamente abili riconosciuti dalla legge ordinaria, con la consacrazione, perlomeno indiretta, negli articoli 2, 3, 32 e 38 della Costituzione.

Solo il Tribunale di Napoli in data 13 novembre 1991, la Corte di Cassazione in data 25 giugno 1994, la Corte di Appello di Genova in data 27 dicembre 1997, il T.A.R. Lombardia in data 17 gennaio 2001 e poche altre Autorità Giudiziarie, però, fortunatamente costituiscono la minoranza che ha negato il diritto del portatore di handicap, all’eliminazione delle barriere architettoniche.

In conclusione, però, bisogna dire che in Italia non è tutto da buttare; infatti, ad esempio, la Galleria degli Uffizi a Firenze, oltre ad essere accessibile, prevede un bellissimo percorso per non vedenti che permette anche ai privi della vista di “vedere” moltissime opere come, ad esempio, la splendida Venere di Botticelli!

Allora, come mai non si ripete la “trovata” anche, ad esempio, per il Cristo velato di Sanmartino, a Napoli?

Altra oasi di accessibilità per i privi della vista, sono gli scavi di Vaelia in Campania!

Questi ultimi esempi ci fanno capire che, quando vuole, l’Italia sa eccellere anche relativamente all’accessibilità del turismo; perché non lo fa sempre ed ovunque?

L’articolo 9 della Costituzione italiana Vigente, al secondo comma, afferma che la Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione; ma siamo sicuri che senza permettere veramente a tutti di conoscerlo, diversamente abili compresi, detto patrimonio sia veramente e pienamente tutelato?

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