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Atti persecutori: tra reato e buon senso!

Di Gianluca Fava - 20-04-2009

Era il 23 febbraio 2009 quando il Consiglio dei Ministri emanava il Decreto-Legge n. 11 contenente misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonchè misure contro gli atti persecutori.

Tale norma veniva pubblicata nella G. U. n. 45 del 24 febbraio 2009 ed entrava in vigore il 25 febbraio dello stesso anno.

Il provvedimento in esame appare particolarmente interessante perchè potrebbe dar luogo a diverse riflessioni; ma in questa sede, per non tediare il lettore, si cercherà di analizzare solo alcuni punti che a chi scrive appaiono interessanti.

Diversi spunti di riflessione il Decreto in questione li offre, proprio a proposito del reato di "atti persecutori" di cui sopra.

Tale reato, che gli anglofili chiamano stalking, è stato introdotto nell'Ordinamento Italiano dall'art. 7 del provvedimento in esame. Detta fattispecie è disciplinata dall'articolo 612 bis del Codice penale.

Esso recita: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita"; ma vi è di più: "la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'art. 3 della Legge 5 febbraio 1992 n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa.

Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'art. 3 della Legge 5 febbraio 1992 n. 104, nonchè quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio".

Due domande sorgono spontanee: a cosa è dovuto il termine "eccezionale" di 6 mesi per sporgere querela, se per tutti i reati non procedibili di ufficio il termine resta di 90 giorni? Non è questo un esempio palese di illegittimità costituzionale?

Al peggio, però, non c'è mai fine; infatti, l'"opera" è completata dall'articolo 8. Tale articolo introduce l'istituto dell'ammonimento. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'art. 612 bis del c. p., infatti, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza, avanzando, al questore, richiesta di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.

Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla Legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. La pena è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito. In quest'ultimo caso si procede di ufficio.

Altra anomalia.

Se la vittima di stalking può... Pensarci per ben sei mesi prima di querelare il presunto "disturbatore" (stalker), allora a cosa serve l'ammonizione? Non essendo stabilito quando perde efficacia il provvedimento di ammonizione, lo stesso è peggiore di una sentenza di condanna?

Inoltre, il reato di molestia e disturbo alle persone (art. 660 c.p.) è definitivamente alle "spalle" senza che sia stato effettivamente abrogato? Tutto ciò, appare ambiguo perchè, come si fa a stabilire quando un comportamento diventa persecutorio e non rientra, ad esempio, in un normale tentativo di corteggiamento non corrisposto?

A queste ed ad altre domande il Legislatore, non solo dovrà dare delle risposte serie ed inequivocabili in sede di conversione del D. L. N. 11 del 23/02/2009 affinchè non diventi grottescamente reato la semplice mancanza di educazione, l'invadenza e la mancanza di rispetto, ma lo deve fare anche in fretta, atteso che tra pochissimi giorni il D.L. rischia di decadere con il rischio che i primi arrestati per stalking lo siano stati ingiustamente e/o inutilmente!!!

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