Vai al contenuto della pagina Vai al menu di navigazione

Studio Legale Fava

Logo dello Studio Legale Fava con immagine di pagine di quotidiani
Ti trovi in: Home > La nostra opinione > Un altro sospiro di sollievo

Un altro sospiro di sollievo

Di Gianluca Fava - 09/04/2015

Era il 2 giugno 2014 quando, nella presente sezione, si scriveva "NON FINISCE QUI"... Promessa mantenuta!

Quell'imputato veniva rinviato a giudizio davanti alla I sezione del Tribunale in composizione collegiale.

All'udienza del 5 febbraio 2015, chi scrive attaccava di nuovo!

La norma "incriminata", però, diventava ovviamente solo l'articolo 429 del Codice di Procedura Penale che disciplina il Decreto di Citazione a Giudizio e non più l'articolo 419 del medesimo Codice che, invece, "parla" degli atti introduttivi all'udienza preliminare.

Gli articoli della Carta considerati violati, invece, restavano sempre il 3, il 24 ed il 111.

La prima mossa tecnicamente indispensabile, era costituita da un'eccezione di nullità del Decreto di Citazione a giudizio, perchè, per l'imputato, non era trascritto in braille!

In sede di illustrazione della succitata eccezione, lo scrivente, tra l'altro, tuonava: "se per il cittadino straniero la non comprensione della lingua italiana è il Presupposto indispensabile perché vi sia l'obbligo di traduzione dell'atto processuale, latrascrizione in braille dello stesso atto deve avere come unico presupposto la cecità, la quale, nel caso di specie, non solo è ampiamente provata e documentata, ma è anche assoluta".

Il P.M. di udienza Barbara Aprea, contrariamente a quanto fatto dal suo collega dell'udienza preliminare, si associava all'eccezione di nullità sostenendola con fermezza attraverso la produzione di relate di notifica riportanti lo stato di cecità assoluta del destinatario.

La Corte si ritirava per deliberare ed usciva dalla Camera di Consiglio con una decisione tanto scontata, quanto utilissima per il prosieguo della "battaglia": il rigetto dell'eccezione di nullità, per assenza di norme ad Hoc!

Affermazione giusta, ovvia, scontata ed attesa anche dall'autore dell'eccezione, il quale rilanciava ancora appoggiato anche dalla Pubblica Accusa e dagli altri difensori del processo come, tra gli altri, Lucilla Longone, Salvatore Vitiello e Catello Vitiello, sollevando una questione di Legittimità Costituzionale dell'articolo 429 del Codice di Rito per contrasto con gli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che il Decreto di Citazione a giudizio notificato ad imputato non vedente, è nullo se non trascritto in braille.

L'illustrazione orale di detta questione si concludeva con una domanda: "l'articolo 3 della Costituzione afferma che tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge, o che tutti i cittadini vedenti sono uguali davanti alla Legge?"

A quel punto, la Corte decideva di rinviare il processo al 26 marzo 2015, per decidere se laquestione di Legittimità Costituzionale sollevata poteva essere considerata fondata e rilevante e, quindi, eventualmente trasmettere gli atti alla Consulta.

Anche la stampa da quel giorno si rendeva conto della delicatezza della questione in esame e, oltre che con "la Repubblica" del 13 febbraio 2015 e con "il Mattino" del 15 febbraio 2015, ancor prima se ne occupava con "metropolis", la cui giornalista Alessandra Staiano il 6 febbraio 2015 scriveva: "Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge? O tutti i cittadini vedenti sono uguali davanti alla legge? La domanda può sembrare una provocazione, ma è un quesito assai delicato sul quale ora i giudici della prima sezione del Tribunale di Torre Annunziata dovranno decidere se rinviare la palla alla Corte Costituzionale.

Interrogativo nel quale si intrecciano principi fondamentali come l'eguaglianza, il diritto alla difesa e la tutela dei diversamente abili. Il rischio di una discriminazione nelle aule di giustizia è dietro l'angolo perché mai come stavolta in un aspetto tecnico e formale del diritto c'è la vita concreta che palpita".

La discriminazione in esame, che prima del processo in questione stranamente godeva di ottima salute non avendo trovato mai alcun "ostacolo" nè normativo nè giurisprudenziale, stava per trovare, grazie alla I sezione del Tribunale di Torre Annunziata in composizione collegiale Presidente Ciollaro, se non ancora la morte, almeno uno stato di coma irreversibile?

Macchè! In data 26 marzo 2015, la Corte scioglie la riserva! Come?

Rigettando la suddetta questione di legittimità costituzionale, perchè, in soldoni, l'imputato in questione comprende la lingua italiana, il processo si celebra in italiano ed il braille non è una lingua ma un metodo di scrittura!

A quel punto il processo veniva rinviato al 4 giugno 2015 per il prosieguo del primo grado di giudizio e l'odiosa discriminazione nei confronti degli imputati non vedenti, poteva tirare un altro sospiro di sollievo!!!

Commenti

Se vuoi commentare questo o altri articoli, puoi unirti agli amici dello Studio Legale Fava che si incontrano tutti i giorni sulla nostra pagina Facebook.