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'E scarpe astrette?

Di Gianluca Fava - 20/10/2014

Era il 31 dicembre 2012 quando, mentre gli italiani pensavano a preparare il cenone di fine anno, la settimana bianca ed in alcune zone anche i fuochi d'artificio, veniva emanato il Decreto Legislativo n° 235.

Esso, che è ormai noto impropriamente ai più come Legge Severino, è il Testo Unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a Sentenze penali di condanna.

L'articolo 1 della norma in esame recita, tra l'altro, che non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di Deputato e di Senatore, coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti consumati o tentati, previsti dall'articolo 51 commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale come, ad esempio, associazione a delinquere di tipo mafioso e sequestro di persona a scopo di estorsione. Lo stesso divieto è comminato anche a coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti nel libro II, titolo II, capo I del codice penale come, ad esempio, peculato, varie ipotesi di corruzione, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, abbandono collettivo di pubblici uffici ed altri ancora.

L'articolo 2 aggiunge che l'accertamento della condizione di incandidabilità alle elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, comporta la cancellazione dalla lista dei candidati.

L'articolo 3, poi, sancisce quello che ha fatto esplodere il "caso" Silvio Berlusconi: qualora una causa di incandidabilità di cui all'articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione, secondo cui ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Per i Parlamentari Europei invece?

L'articolo 4 tuona: "non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di membro del Parlamento Europeo spettante all'Italia, coloro che si trovano nelle condizioni di incandidabilità stabilite dall'articolo 1".

L'articolo 6 del Decreto legislativo in questione, poi, precisa anche che non possono ricoprire incarichi di governo, coloro che si trovano nelle condizioni di incandidabilità previste dall'articolo 1 per le cariche di deputato e senatore; ma vi è di più: il secondo comma di quest'ultimo articolo, intima: "coloro che assumono incarichi di governo hanno l'obbligo di dichiarare di non trovarsi in alcuna delle condizioni di incandidabilità previste dall'articolo 1".

Quanto sin qui esposto, però, non vale solo per i Parlamentari; infatti, l'articolo 7 ammonisce che: non possono essere candidati alle elezioni regionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della giunta regionale, assessore e consigliere regionale, amministratore e componente degli organi comunque denominati delle unità sanitarie locali:

1) coloro che hanno riportato condanna definitiva per il delitto previsto dall'articolo 416-bis del codice penale (associazione a delinquere di stampo mafioso) o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all'articolo 74 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n° 309, o per un delitto di cui all'articolo 73 del medesimo testo unico, nonchè, nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore ad un anno, per il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati;

2) coloro che hanno riportato condanne definitive per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;

3) coloro che hanno riportato condanna definitiva per i delitti, consumati o tentati, previsti dagli articoli 314, 316-bis, 316-ter, 317 del codice penale ed altri ancora;

4) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva alla pena della reclusione complessivamente superiore a sei mesi per uno o più delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio;

5) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo;

6) coloro nei cui confronti il tribunale ha applicato, con provvedimento definitivo una misura di prevenzione, in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) e b) del decreto legislativo 6 settembre 2011 n° 159.

Se, invece, il "colpevole" appartiene ad un Comune o ad una provincia, cosa succede?

L'articolo 10 del dettato de quo statuisce: "non possono essere candidati alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della provincia, sindaco, assessore e consigliere provinciale e comunale, presidente e componente del consiglio circoscrizionale, presidente e componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, presidente e componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, consigliere di amministrazione e presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all'articolo 114 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n° 267, presidente e componente degli organi delle comunità montane:

a) coloro che hanno riportato condanna definitiva per il delitto previsto dall'articolo 416-bis del codice penale o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all'articolo 74 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n° 309, o per un delitto di cui all'articolo 73 del citato testo unico concernente la produzione o il traffico di dette sostanze, o per un delitto concernente la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione, la vendita o cessione, nonchè, nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore ad un anno, il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati;

B) coloro che hanno riportato condanna definitiva per i delitti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, ecc.;

C) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo; f) coloro nei cui confronti il tribunale ha applicato, con provvedimento definitivo, una misura di prevenzione, in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) e b), del decreto legislativo 6 settembre 2011 n° 159.

All'articolo 11 si legge quello che ha fatto innervosire il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris: "sono sospesi di diritto dalle cariche indicate al comma 1 dell'articolo 10: a) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all'articolo 10, comma 1, lettera a), b) e c); b) coloro che, con sentenza di primo grado, confermata in appello per la stessa imputazione, hanno riportato, dopo l'elezione o la nomina, una condanna ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo; c) coloro nei cui confronti l'autorità giudiziaria ha applicato, con provvedimento non definitivo, una misura di prevenzione in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) e b), del decreto legislativo 6 settembre 2011 n° 159.

Il secondo comma prevede che la sospensione di diritto consegue, altresì, quando è disposta l'applicazione di una delle misure coercitive di cui agli articoli 284, 285 e 286 del codice di procedura penale, nonchè di cui all'articolo 283 comma 1 del codice di procedura penale, quando il divieto di dimora riguarda la sede dove si svolge il mandato elettorale.

Il terzo comma stabilisce che nel periodo di sospensione, i soggetti sospesi, ove non sia possibile la sostituzione ovvero fino a quando non sia convalidata la supplenza, non sono computati al fine della verifica del numero legale, nè per la determinazione di qualsivoglia quorum o maggioranza qualificata.

Il quarto comma delibera che la sospensione cessa di diritto di produrre effetti decorsi diciotto mesi. Nel caso in cui l'appello proposto dall'interessato avverso la sentenza di condanna sia rigettato anche con sentenza non definitiva, decorre un ulteriore periodo di sospensione che cessa di produrre effetti trascorso il termine di dodici mesi dalla Sentenza di rigetto.

D'accordo, ma quanto dura l'incandidabilità?

L'articolo 13, disciplinando la durata dell'incandidabilità afferma che: "l'incandidabilità alla carica di deputato, senatore e membro del Parlamento europeo spettante all'Italia, derivante da sentenza definitiva di condanna per i delitti indicati all'articolo 1, decorre dalla data del passaggio in giudicato della sentenza stessa ed ha effetto per un periodo corrispondente al doppio della durata della pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici comminata dal giudice. In ogni caso l'incandidabilità, anche in assenza della pena accessoria, non e' inferiore a sei anni ed ancora: il divieto ad assumere e svolgere incarichi di Governo nazionale, derivante da sentenza di condanna definitiva per i delitti indicati all'articolo 1, opera con la medesima decorrenza e per la stessa durata prevista dal comma 1; ma vi è di più: nel caso in cui il delitto che determina l'incandidabilità o il divieto di assumere incarichi di governo è stato commesso con abuso dei poteri o in violazione dei doveri connessi al mandato elettivo, di parlamentare nazionale o europeo, o all'incarico di Governo, la durata dell'incandidabilità o del divieto e' aumentata di un terzo.

E per le Regioni a Statuto speciale, cosa succede?

L'articolo 14 della norma in esame decreta: "le disposizioni in materia di incandidabilità del presente testo unico si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Altro ancora prevede il Decreto Legislativo n° 235 del 2012, ma si tralascia per non approfittare ancora della pazienza del cortese lettore.

Solo un'ultima domanda si vuole porre soprattutto a certi politici: tutti sbandierate l'eliminazione dalla scena politica sia locale che nazionale di avversari indagati, imputati e condannati che non potrebbero partecipare, per dirla con Maurizio Crozza, nemmeno ad un concorso per bidello; ma perchè, se quelli da... "eliminare" siete voi, allora... vi vanno, come si dice a Napoli, 'e scarpe astrette???

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