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Procedura Penale: una riforma indispensabile

Di Gianluca Fava - 17/07/2017

ROMA - La riforma del processo penale, dopo un iter parlamentare durato diversi mesi, è finalmente stata approvata quando il Governo ha deciso di porre la fiducia sul testo.

Approvato con 267 voti a favore (solo 136 i contrari), il provvedimento in questione rappresenta una riforma attesa da tempo, che introduce delle novità molto importanti per la "deflazione" del carico giudiziario.

Secondo i rappresentanti dell'AIGA, (Associazione Italiana dei Giovani Avvocati) però, la prescrizione verrebbe ulteriormente potenziata, allungando i tempi per i processi.

A modesto avviso dello scrivente, invece, se l'Italia vuole continuare a definirsi uno Stato di Diritto, deve continuare a rispettare tutte le garanzie.

Vien da sè, quindi, che ci vuole più tempo e, quindi, dei termini di prescrizione più brevi, pur rispettando forse il principio costituzionale della ragionevole durata dei processi che tra l'altro non è ben definito, sfocia in un'altra patologia del nostro Ordinamento: l'impunità dei colpevoli.

Dall'inasprimento delle pene per alcuni reati (voto di scambio politico-mafioso, reati predatori) al ripristino del patteggiamento in appello, la riforma del processo penale introduce diverse novità.

Una delle novità più importanti consiste nell'introduzione di nuove regole per i ricorsi per Cassazione; infatti, in tanto essi possono essere sottoscritti solo da un professionista cassazionista; ma v'è di più: sono state aumentate le sanzioni pecuniarie per i casi di non ammissibilità, mentre per i casi di "doppia conforme" di assoluzione la richiesta di ricorso può essere presentata solo per violazione di legge

Inoltre, per la sentenza di "patteggiamento", il ricorso è possibile solo per i vizi dell'espressione della volontà dell'imputato, all'illegalità della pena o delle misure di sicurezza, e al difetto di correlazione tra richiesta e sentenza.

Relativamente alla prescrizione, poi, la riforma prevede una sospensione di 18 mesi dopo la sentenza di primo grado e di altri 18 mesi dopo la condanna in appello. In questo modo, si vuole evitare che un reato cada in prescrizione per colpa dei tempi lunghi della giustizia italiana. L'unica eccezione a ciò, però, è rappresentata dal caso in cui l'imputato sia stato assolto, per il quale il termine della prescrizione non viene sospeso.

Inoltre, si allungano i tempi per la corruzione, con i termini della prescrizione per il reato pari al massimo della pena edittale, aumentata della metà. Un'altra novità molto contestata, è stata quella che modifica la tutela della privacy sulle intercettazioni; infatti, sarà il Governo, al quale la riforma dà potere di delega, a predisporre delle nuove norme, che vietino la pubblicazione delle intercettazioni non rilevanti ai fini dell'indagine, o riguardanti persone non indagate.

Per chi, invece, diffonde i contenuti di una conversazione recepiti in maniera illecita con il solo obiettivo di diffamare l'immagine altrui, è prevista una pena massima di 4 anni di carcere.

Infine, la legge regola l'uso del virus Trojan per le intercettazioni, stabilendo che si può ricorrere a questo strumento, solo per i reati di terrorismo e criminalità organizzata.

Per gli altri reati il ricorso al virus informatico va valutato a seconda della gravità del caso, mentre la registrazione andrà inviata solo verso il server della procura.

Altre cose prevede la riforma in questione, ma lo scrivente le tralascia per non tediare il cortese lettore.

Tuttavia si vuole concludere queste righe con una domanda: quest'ultima riforma, ce la farà a risollevare le sorti dell'avvocatura ed a ripristinare la certezza della pena, e a fare un vero miracolo?

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