Vai al contenuto della pagina Vai al menu di navigazione

Studio Legale Fava

Logo dello Studio Legale Fava con immagine di pagine di quotidiani
Ti trovi in: Home > La nostra opinione > Padre, perdona loro!

Padre, perdona loro!

Di Gianluca Fava - 16-11-2009

Era martedì 3 novembre 2009, quando su tuttoscuola.com, a proposito della vergognosa guerra al Crocefisso scatenata dalla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo, si leggeva: "Il commento forse più significativo alla Sentenza sul crocefisso in classe viene dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana ), che dal suo sito esprime "amarezza e non poche perplessità".

Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica. Risultano ignorati o trascurati i molteplici significati del crocifisso; infatti, esso non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell'esperienza italiana l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come parte del patrimonio storico del popolo italiano, ribadito dal Concordato del 1984.

La CEI spiega, come darle torto, che in tal modo si rischia di separare artificiosamente l'identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali! A tal proposito, il Papa Benedetto XVI ha affermato che questa presa di posizione non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo!

L'Unione degli Studenti, (UDS) invece, ha affermato: "Da sempre chiediamo una scuola plurale, democratica, laica e interculturale, che non ostacoli la libertà di scelta religiosa e la sensibilità degli studenti", dimenticando, però, che come è e deve sentirsi libero l'ateo, il non credente, chi professa altre religioni, dovrebbe sentirsi libero anche il cattolico, soprattutto in Italia: terra tradizionalmente cattolica!

Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas, addirittura parla di "sentenza storica della Corte Europea", perchè il crocefisso in aula violerebbe la libertà dei genitori! Quest'ultima affermazione è quantomeno bizzarra, in primo luogo perchè nelle aule scolastiche ci vanno i ragazzi e non i genitori; in secondo luogo, perchè da questa affermazione, pare che non esistano in Italia, genitori, ragazzi ed insegnanti Cattolici; ma vi è di più:Bernocchi spiega che la Corte ha emesso una "importantissima sentenza che afferma testualmente quello che da sempre i Cobas e vari gruppi laici e anticlericali sostengono".

Dall'ambito della sinistra inesistente, quella che gli Italiani hanno cancellato dal Parlamento, quella anticlericale, quella estremista, il segretario del PRC Paolo Ferrero, esprime "un plauso per la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ci segnalerebbe, a suo dire, come uno stato laico debba rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna.

Questa diatriba, però, sa di stantìo; infatti, già nel 2002, su corriere.it si leggeva una dichiarazione dell'allora Ministro dell'Istruzione (oggi sindaco di Milano) Letizia Moratti, che sul punto affermava: "Ritengo sia doveroso assicurare che il crocefisso venga esposto nelle aule scolastiche come ha affermato anche il Consiglio di Stato ribadendo un Regio decreto del 1928 mai abrogato". In quella occasione, detto Ministro affermava anche che il simbolo Cristiano in questione deve essere esposto «a testimonianza delle profonde radici cristiane del nostro Paese e di tutta l’Europa, nel rispetto della pari dignità con le altre confessioni religiose", aggiungendo, altresì, che le procedure per garantire il rispetto della normativa sarebbero state in via di definizione!

Adesso, il "pasticcio" è fatto, o si può ancora rimediare? Il giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha reso noto che il governo italiano ha presentato ricorso contro la Sentenza. Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Qualora non dovesse essere accolto, la Sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni.

Questa follia, in effetti, è scaturita dalla presa di posizione di Lei è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (PD) frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola era arrivata risposta negativa e a nulla sono valsi i successivi ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal TAR del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato.

Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Ma ora la storia si ribalta: i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche.

Pier Ferdinando Casini, leader dell'UDC ha tuonato: «È la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. È il segno dell'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa».

Grande coerenza, nonchè onestà intellettuale e giuridica, ha invece dimostrato Paola Binetti (PD), la quale ha dichiarato: «Spero che la Sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose» e quindi, chiosa l'autore del presente articolo, anche di quella Cattolica!

L'attuale ministro delle Politiche agricole Luca Zaia della Lega nord ha aggiunto: «Mi schiero con chi si sente offeso da una sentenza astratta e fintamente democratica e che offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo». A questa posizione ha replicato Raffaele Carcano, segretario nazionale dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti: «Un grande giorno per la laicità italiana. Siamo dovuti ricorrere all'Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano trova conferma».

Piergiorgio Bergonzi, responsabile scuola dei Comunisti italiani ha rincarato la dose affermando: «È un forte monito per riaffermare il valore della laicità della scuola e dello Stato».

Altre tesi dei politici italiani hanno "farcito" di chiacchiere un argomento che, per la sua delicatezza ed il rispetto che meriterebbero milioni di cattolici in tutto il mondo, non avrebbe mai dovuto diventare nè giuridico nè politico; ma le si tralascia per non disgustare ulteriormente chi legge! Si vuole lasciare al lettore, però, la possibilità di riflettere almeno sui seguenti interrogativi: ma perchè la Chiesa Cattolica non può parlare di Leggi Italiane e lo Stato Italiano, attraverso i politici, deve poter parlare di religione Cattolica e dei suoi simboli?

Perchè l'Italia deve rispettare tutti gli stranieri presenti sul suo territorio, ma non deve nemmeno considerare e rispettare la maggioranza dei suoi cittadini, soprattutto relativamente ad argomenti etici e/o religiosi?

Commenti

Se vuoi commentare questo o altri articoli, puoi unirti agli amici dello Studio Legale Fava che si incontrano tutti i giorni sulla nostra pagina Facebook.