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L'orizzonte della giustizia

Di Gianluca Fava - 15-09-2008

Era il 3 agosto 2006 quando, nell'articolo "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI?" di questa sezione, si leggeva: "...Molti degli scarcerati (lo si scrive con cognizione di causa) si "macchieranno" di nuovi reati, in custodia cautelare magari già ci saranno gli accusati di reati commessi dopo il 02 maggio 2006 che quindi non possono godere dell'indulto, e, come se non bastasse ancora, gl'imputati dei reati non compresi nel perdono generale!

Chi spiegherà al ragazzo tossicodipendente o all'extracomunitario, che se si dovesse ritrovare in una situazione peggiore di quella vissuta fino al 01 agosto 2006, è perchè il nostro sensibilissimo Stato non ha ancora provveduto a costruire nuove carceri, o a rendere più umane e vivibili quelle già esistenti? ..."

Oggi, tutto ciò, purtroppo ritorna ad essere attuale: le perplessità espresse in quella sede sono risultate fondate, gli interrogativi ancora attuali con l'aggravante che nel frattempo sono trascorsi più di due anni senza risolvere nulla, le condizioni dei detenuti sono nuovamente disumane e, anche se alcuni "solisti dell'orchestra" sono cambiati, la musica è rimasta la stessa.

Quelle che sembravano farneticazioni, proprio in questi giorni si stanno rivelando amare verità!

I presupposti però sembrano essere diversi: il guardasigilli non è più Clemente Mastella ma Angelino Alfano: un avvocato, la maggioranza politica che dovrebbe sostenere il governo è accusata di non essere garantista essendo di centro-destra e, come va ripetendo l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, l'economia sta rialzando la testa!

Con questo quadro, allora non ci sarà più nessun indulto?

Si assisterà alla costruzione di nuove case circondariali e/o al ripristino di quelle chiuse come, ad esempio, Procida, Ventotene, L'Asinara?

No, qui c'è il trucco.

Nessuna nuova costruzione e nessuna riapertura delle carceri preesistenti, ma, per dirla con l'ex P.M. (oggi parlamentare) Antonio Di Pietro, dietro l'angolo c'è "un'amnistia mascherata"!

Attenti a quei due; infatti, questa volta il "pericolo" non viene da un guardasigilli non giurista come quello del precedente Governo, ma da due avvocati: il Ministro di Giustizia Alfano ed il Ministro degli Interni Maroni.

Quest'ultimo, però, come si legge sul giornale gratuito "Napoli" del 08.09.2008 a proposito del ripristino del braccialetto elettronico proposto dal primo per tutti i detenuti agli arresti domiciliari, "...dà il via libera al piano svuota-carceri messo a punto dal Guardasigilli, ma si tratta di un sì condizionato.

Il ministro dell'Interno" (come dargli torto) "ricorda ancora i pessimi risultati dell'esperimento del 2001". Il titolare del Viminale, in definitiva, non si oppone alla misura ma vuole garanzie, si cita testualmente, "sul sacro principio della certezza della pena". La proposta in questione riguarderebbe circa 7400 detenuti, di cui 4100 italiani e 3300 stranieri, tutti con 2 anni di pena da scontare per reati che non suscitano allarme sociale; ma, la stessa definizione di reato, sta ad indicare un comportamento che, per qualsiasi motivo, suscita allarme sociale.

Allora cosa si vuol intendere con la locuzione "reati che non suscitano allarme sociale"?

Angelino Alfano è convinto che il provvedimento garantirà una maggiore sicurezza delle nostre città; ma permangono alcune perplessità e non solo da parte di Maroni.

L'articolo 275 bis del Codice di Procedura Penale consente l'uso dei "mezzi elettronici" a patto che l'interessato dia il consenso: un'utopia! Franco Ionta, già Procuratore aggiunto di Roma ed attualmente Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, propone di eliminare quel consenso, trasformando il braccialetto in un obbligo legato agli arresti domiciliari.

Proposta apprezzabile; ma si è sicuri che l'abolizione del consenso, non farebbe insorgere i moralisti, i quali potrebbero immediatamente protestare, affermando che, imporre qualcosa ad un detenuto, addirittura non sarebbe democratico?

I detenuti stranieri, invece, sarebbero "rispediti" nei paesi d'origine. Ci risiamo: gli stranieri, questo dovrebbe essere chiaro una volta e per sempre, non possono subire trattamenti peggiori rispetto a quelli che ricevono i detenuti "fatti in casa" e quindi, una tale discriminazione, sentita la Corte Costituzionale, potrebbe essere applicata solo agli stranieri clandestini e/o senza fissa dimora.

Maroni e Alfano sono totalmente concordi, anche perché il quadro normativo di riferimento esiste già: si tratta dell'articolo 16 della Legge 30 luglio 2002 n° 189 Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n° 199 del 26 agosto 2002 ed in vigore dal 10 settembre 2002, nota ai più come Legge Bossi-Fini, che andrebbe solo applicato con maggiore rigore.

Ciò, però, fa sorgere quattro domande: lo straniero non clandestino, con un regolare domicilio, che si è "macchiato" di un reato considerato di scarso allarme sociale, deve essere espulso ugualmente? Se sì, tale espulsione sarebbe legittima costituzionalmente, attesa la possibilità, in tal caso, di concedere ugualmente anche a questi gli arresti domiciliari? Inoltre, i costi della procedura di espulsione, graverebbero sempre sulle spalle degli italiani onesti? Se l'espulso dovesse in qualche modo rientrare nel Bel Paese, cosa gli succederebbe?

In questo mare di perplessità, dubbi e rischi di illegittimità costituzionale, il Governo italiano, a prescindere dal "colore", ancora una volta sta tentando di dipanare la difficile matassa relativa all'affollamento delle carceri; ma mancano i fondi, i giuristi al Governo o al Parlamento sono sempre più politici e sempre meno tecnici del diritto, demagogia e finto buonismo tiranneggiano e la dignità dei detenuti continua ad essere calpestata!

Tutto ciò è sempre più triste, perchè in Italia, così come chi vuole lavorare onestamente e seriamente viene mortificato quotidianamente, anche l'affollamento delle carceri (come la certezza della pena) resta una linea immaginaria che unisce il cielo della giustizia con il mare dei problemi enormi che la caratterizzano: un orizzonte magari anomalo perchè (si spera) raggiungibile, ma pur sempre un orizzonte!!!

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