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Il gratuito "ladrocinio"

Di Gianluca Fava - 26-10-2006

L'articolo 24 della costituzione italiana, al secondo comma, recita: "la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento". Il terzo comma dello stesso articolo aggiunge: "sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione".

Nell'estate del 1990, il "solerte" legislatore italiano emanava la prima vera norma relativa all' assistenza legale, in tutte le sue accezioni, per i non abbienti. Lo strumento utilizzato era la Legge numero 217.

Sin da quel momento, agli ottimi propositi si contrapponevano le lacune della stessa legge, il solito pressappochismo di chi legifera come se vivesse in un altro Stato e le diverse realtà sociali ed economiche che caratterizzano la nostra Penisola.

Detta Legge, successivamente, subiva varie modifiche fino a quando, il 30 maggio 2002, veniva emanato il decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) numero 115 che abrogava la Legge di cui sopra, assumendo forma, funzioni e caratteristiche del testo unico in materia di spese di giustizia. Quest'ultima norma, tra l'altro, contiene anche la disciplina del patrocinio a spese dello Stato, nota ai più come gratuito patrocinio. Tale istituto è previsto per tutte (o quasi) le branche del diritto, ma in questa sede, per garantire al lettore la totale certezza di quanto si afferma attesa la specifica competenza di chi scrive, si porrà l'accento esclusivamente sui disagi che esso ha creato e crea ancora oggi nel settore penale.

L'articolo 4 del D.P.R. in esame, stabilisce che le spese del processo penale sono anticipate dall'erario, ad eccezione di quelle relative agli atti chiesti dalle parti private e di quelle relative alla pubblicazione della sentenza, per poi precisare, al secondo comma, che se è ammessa al patrocinio a spese dello Stato, l'erario anticipa anche le spese relative agli atti chiesti dalle parti private.

Fin qui sembra quasi tutto normale, invece...

L'articolo 51 del testo unico in questione, attribuisce al magistrato, per determinare gli onorari definiti "variabili" (ad esempio quelli che dovrebbe percepire il difensore della persona ammessa al gratuito patrocinio), la facoltà di valutare, con estrema discrezionalità, le difficoltà, la completezza ed il pregio della prestazione fornita; ma v'è di più: il terzo comma dell'articolo 82 afferma che il decreto di pagamento inerente alle attività svolte nell'interesse del non abbiente, è comunicato al difensore e alle parti, compreso il pubblico ministero.

Una domanda nasce spontanea direbbe Antonio Lubrano: se l'interessato è talmente disagiato da non poter onorare la parcella di un avvocato anche se la stessa non è per niente esosa, perchè deve sapere qual'è la somma liquidata dallo Stato al professionista che lo ha assistito? Inoltre, perchè detto decreto deve essere notificato anche al P.M., atteso che a nessun avvocato viene mai notificata la busta paga di un magistrato? Non sono queste altre violazioni della privacy?

Il combinato disposto degli articoli 84 e 170 del D.P.R. 115 del 2002, tenta di rispondere, peraltro in maniera estremamente confutabile, alla domanda relativa ai destinatari della notifica del decreto di liquidazione; infatti, il primo di detti articoli stabilisce, tra l'altro, che avverso il decreto di pagamento del compenso al difensore, è ammessa opposizione ed il secondo, rincarando la dose, afferma che Avverso detto provvedimento, il beneficiario e le parti processuali compreso il pubblico ministero, possono proporre opposizione entro venti giorni dall'avvenuta comunicazione dello stesso.

Ciò quindi significa, non solo che il beneficiario dell'istituto in questione, il P.M. e le altre parti devono essere messi a conoscenza dell'onorario elargito all'avvocato dall'Autorità Giudiziaria, ma gli stessi, devono anche essere messi in condizione, eventualmente, di impugnare il decreto di liquidazione.

Il criterio seguito o non è chiaro, o, se c'è, sfugge a qualsiasi logica.

Inoltre, il secondo comma dell'articolo 82 sancisce che la liquidazione deve essere effettuata al termine di ciascuna fase o grado del processo e, comunque, all'atto della cessazione dell'incarico.

Sulla base di quanto sin qui esposto, il quadro che si è delineato appare estremamente scoraggiante e, per certi versi umiliante per il professionista che assume la difesa di una persona potenzialmente in possesso dei requisiti previsti dalla legge per essere ammessa al patrocinio a spese dello Stato; infatti, la situazione tipo è la seguente: il presunto nullatenente si reca da un avvocato e, una volta esposto il proprio problema, dopo aver ricevuto la richiesta di onorario, fa presente la propria condizione economica disperata.

L'avvocato, a quel punto, illustra la possibilità di avvalersi del patrocinio per i non abbienti, indicando i documenti necessari per corredare l'istanza di ammissione a tale istituto, il Cliente accetta, promette di ritornare con detti documenti e saluta senza nemmeno onorare, almeno a Napoli, la parcella relativa alla consulenza ricevuta.

L'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato produce i suoi effetti dal momento in cui il Magistrato emette l'ordinanza di ammissione quindi, tutta l'attività svolta dal legale prima di tale provvedimento è, di fatto, considerata gratuita non solo dal beneficiario, ma spesso anche dall'Autorità Giudiziaria.

La fase processuale può durare anche alcuni anni senza che all'avvocato sia riconosciuto neanche un anticipo dell'onorario.

Terminata la singola fase processuale, è avanzata dal difensore la parcella relativa all'attività svolta.

Il Giudice emette il decreto di liquidazione.

Esso deve essere notificato a tutte le parti del processo e, solo se non è impugnato entro venti giorni dall'ultima notifica da nessuna di esse, diventa effettivo.

A questo punto il difensore, se tenuto conto dei ritardi patologici dei mezzi di notificazione e la lentezza del lavoro di cancelleria il cui personale lamenta una ormai cronica esiguità degli organici, verifica la prova di tutte le notifiche, deposita la fattura.

Quest'ultima dà luogo alla procedura di liquidazione vera e propria che, a causa di tanta inutile burocrazia, ovviamente non è immediata!

Risultato? Il professionista che assiste un non abbiente, riceve quanto dovutogli, non solo diversi mesi dopo l'ammissione del suo assistito all'istituto in esame, ma addirittura dopo qualche anno dal deposito della fattura e, ovviamente, senza interessi legali con comprensibile scoramento e diffidenza di chi deve assumere la difesa della persona che si trova in condizioni economiche disagiate!

Ciò, se non si adotta la scappatoia legale dell'IVA ad esigibilità differita, costringe l'avvocato a pagare tale imposta su qualcosa che non ha ancora incassato; ma quanti legali sono informati dai commercialisti circa tale possibilità? L'ipotesi dell'IVA ad esigibilità differita, non è sintomatica di uno Stato quasi sempre inadempiente nei confronti dei suoi "servitori" e, indirettamente, dei più deboli quali sono i non abbienti coinvolti a qualsiasi titolo in un processo?

Commenti

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Commento di: De Vito Rolando del 12/4/2010
la notifica del decreto di liquidazione alle parti si deve intendere solo alle parti costituite?
Commento di: Gianluca Fava del 13/4/2010
Egr. lettore, prima di tutto grazie per aver letto il presente articolo! Inoltre, il provvedimento in questione deve essere notificato ad imputato, difensore di costui e P.M. Grazie ancora, spero a presto.
Commento di: Giuseppe Scognamiglio del 21/2/2012
Salve, sono unoi di quei poveri avvocati di cui si parla nel suindicato articolo. Ho una richiesta molto urgente e complicata da risolvere, almeno mi riferisco al Foro (sono ammessi i doppi sensi!) di cui parlo che per pudore non esprimo!A chi spetta la notificazione del decreto di liquidazione dei compensi di un procuratore che ha agito con regolare ammissione al patrocinio a spese dello Stato? Sarei grato a chiunque mi illuminasse!
Commento di: Gianluca Fava del 2/3/2012
Egregio sig. Scognamiglio, prima di tutto Le chiedo scusa per il ritardo della risposta. Il decreto di liquidazione deve essere notificato all'imputato, al suo difensore ed al Pubblico Ministero. Ovviamente, se però v'è stata elezione o dichiarazione di domicilio dell'imputato presso il proprio difensore, anche se solo per gli atti relativi all'istituto in questione, è pacifico che l'imputato non deve ricevere la notifica, ma l'avvocato sì. Distinti saluti.