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Una gara per la sopravvivenza

Di Gianluca Fava - 16-12-2007

Era il 16-11-2007 quando, nell'articolo Un popolo di tuttologi della presente sezione, ad un certo punto si leggeva: "in questo Stato, per permettere a tutti di lavorare veramente, bisognerebbe alzare delle barriere".

Proprio il tipo di barriere e le modalità usate per alzarle, vogliono essere il fulcro di quanto si desidera esprimere in questa sede.

La categoria degli avvocati è tra le più affollate e confusionarie del mondo del lavoro italiano: affollata, perchè manca una seria selezione per l'accesso alla facoltà di giurisprudenza ed alla professione di avvocato; confusionaria, perchè come già più volte sottolineato ne "la nostra opinione", troppi professionisti esercitano contemporaneamente, in tutte (o quasi) le branche del diritto, senza che per questo sia violata alcuna norma.

Proprio quest'ultima caratteristica dell'avvocatura italiana, però, è paradossale per natura; infatti, anche se l'esercizio a trecentosessanta gradi della professione forense non è vietato, il Codice deontologico all'articolo 12, impone all'avvocato il dovere di competenza, prevedendo, fra l'altro, che il legale "non deve accettare incarichi che sappia di non potere svolgere con adeguata competenza" e che "l'accettazione di un determinato incarico professionale fa presumere la competenza a svolgere quell'incarico".

Qual'è il paradosso? La disposizione di cui sopra non è una legge, ma la giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione considera norme giuridiche tutte le disposizioni contenute nel codice deontologico, che è redatto, modificato e aggiornato dal Consiglio Nazionale Forense: non dal Legislatore.

A questo punto ci si pone una domanda: è possibile che un'insieme di disposizioni siano considerate norme giuridiche dal potere giudiziario e non dalla Costituzione o dal Parlamento, con la potenziale confusione per chi pensa di voler far l'avvocato onnisciente, che non sa se, esercitando nell'ambito di più discipline giuridiche, si viola una norma giuridica cosiddetta in bianco: priva di una sanzione, o no?

L'articolo 13 del Codice deontologico forense dispone: E' dovere dell'avvocato curare costantemente la propria preparazione professionale, conservando e accrescendo le conoscenze con particolare riferimento ai settori nei quali svolga l'attività".

Sulla base di quanto sin qui illustrato, in data 13 luglio 2007, il Consiglio Nazionale Forense ha approvato il nuovo regolamento, che è entrato in vigore il 1 settembre 2007.

L'articolo 1 primo comma di tale regolamento recita: "L'avvocato iscritto all'albo ed il praticante abilitato al patrocinio hanno l'obbligo di mantenere e aggiornare la propria preparazione professionale".

Fin qui, nulla quaestio anzi, vien da dire finalmente! Al secondo comma del medesimo articolo si legge: "a tal fine, essi hanno il dovere di partecipare alle attività di formazione professionale continua disciplinate dal presente regolamento, secondo le modalità ivi indicate"; ma quali sono le attività di formazione professionale continua?

Una risposta chiara ed efficace ci è data dal comma 4, il quale recita: "con l'espressione formazione professionale continua si intende ogni attività di accrescimento ed approfondimento delle conoscenze e delle competenze professionali, nonchè il loro aggiornamento mediante la partecipazione ad iniziative culturali in campo giuridico e forense".

Il secondo comma dell'articolo 2 precisa: "il periodo di valutazione della formazione continua ha durata triennale". Il comma 3 dello stesso articolo 2 sancisce che ogni iscritto deve conseguire nel triennio almeno 90 crediti formativi: l'unità di misura della formazione continua, dei quali, almeno 20 debbono essere conseguiti in ogni singolo anno formativo. Qui sorgono le prime perplessità.

Detti crediti formativi, in effetti, non sono altro che un punteggio da conseguire; quindi, A modestissimo avviso di chi scrive, questo metodo di aggiornamento professionale è un ulteriore elemento di mortificazione per chi rispetta seriamente la toga, atteso che l'acquisizione dei crediti formativi e le modalità utilizzate, non solo non scoraggiano assolutamente i tuttologi del diritto, ma neanche chi si fa chiamare avvocato, esercitando la professione forense senza convinzione, passione, abnegazione, entusiasmo: Amore!

Il primo periodo di valutazione della formazione continua decorre dal 1 Gennaio 2008 e siamo sicuri che la verifica dell'aggiornamento e dell'effettiva preparazione di un avvocato non si baserà solo sul numero di punti acquisiti magari distrattamente, o sullo spessore dei "portafogli" dal momento che spesso la partecipazione alle attività che conferiscono crediti formativi non è gratuita?

In conclusione, se così (come si teme) dovesse essere, bisognerà mestamente affermare che anche con il regolamento in esame, la meritocrazia è stata illusa e sconfitta, la verifica della competenza e preparazione degli avvocati disattesa ancora una volta, la vita dei giovani professionisti che non sono "figli d'arte" resa ancora più difficile ed onerosa, quella dei crediti formativi una pura e semplice trovata per far scatenare solo una "gara a punti" per la sopravvivenza negli albi professionali, atteso che la mancata acquisizione dei crediti formativi può far incorrere in sanzioni disciplinari che possono arrivare fino alla cancellazione!

Commenti

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Commento di: Valerio Maria Porpora del 30/12/2007
... Tutto a vantaggio del precariato, però gli avvocati del foro di Napoli dovrebbero adeguarsi meglio, infatti l'arte di arrangiarsi è figlia dell'arte della sopravvivenza che a Napoli ha radici secolari.
Commento di: Gianluca Fava del 30/12/2007
Ciao Valerio, hai ragione; ma converrai sul punto che quando il sudore è figlio di sacrifici veri e l'obiettivo raggiunto rappresenta il coronamento di un sogno: una vera passione, il pensiero di doversi arrangiare fa rabbrividire! Grazie di cuore per aver lasciato il tuo commento e felice 2008.