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Tra fantascienza e realtà

Di Gianluca Fava - 15-09-2006

L'Italia, probabilmente sin dal giorno della sua unità, è sempre stata spaccata in due: un nord ricco, colto e in molti casi ben organizzato ed un sud, che pur avendo capacità, cultura e "cervelli", resta arretrato, povero (soprattutto nelle zone più interne) e disorganizzato, che lo fa apparire quasi un altro Stato dove gli unici elementi in comune con il settentrione sembrano essere solo la moneta, la lingua e la religione.

Storici, letterati, economisti e giornalisti, quasi quotidianamente cercano di descrivere, illustrare e denunciare il divario tra nord e sud; ma la classe politica?

La nota dolente è sempre quella. I politici italiani parlano, litigano, espongono teorie circa la soluzione della "questione meridionale" in tutte le campagne elettorali, ma, una volta eletti...

"Il profondo sud", per dirla con Ugo La Malfa, (politico anch'egli) "non è oriente, non è Terzo mondo, ma occidente cristiano e mediterraneo che, per un diverso corso storico, risulta come sfasato rispetto alle regioni più avanzate e questo sfasamento ogni volta si traduce in fallimenti o involuzioni che nessuna forza al mondo sembra capace di impedire e/o di contenere...."

In questa Italia a due velocità, si vorrebbero attuare riforme che, se sono difficilmente applicabili a nord, sono assolutamente inapplicabili al sud in generale ed in Campania in particolare.

Il 4 agosto 2006, è stata approvata la legge numero 248. Tale legge, che ha convertito con modifiche il decreto-legge (Decreto Bersani) 4 luglio 2006, numero 223 recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale numero 186 dell'11 agosto 2006 ed è entrata in vigore il 12 agosto 2006, senza che molte delle categorie interessate siano state adeguatamente interpellate e, comportamento decisamente più grave, tra queste, gli avvocati sono stati totalmente ignorati.

L'Articolo 2 della norma in questione stabilisce che in conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonché al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali ed intellettuali: l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime, il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, il divieto di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto e' verificato dall'ordine, il divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, fermo restando che l'oggetto sociale relativo all'attività libero-professionale deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità.

In questa sede, ovviamente, anche se la legge riguarda tutti i liberi professionisti, si porrà l'accento solo sugli avvocati.

Relativamente all'abrogazione delle disposizioni legislative e regolamentari che prevedono l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime, bisogna dire che ciò rappresenta una lama a doppio taglio; infatti, soprattutto nel mezzogiorno, si verificherà una corsa al "ribasso" degli onorari, al solo fine di accaparrarsi i clienti i quali, apparentemente godranno del "vantaggio" di "scegliersi" il professionista meno esoso, ma in effetti, in molti casi potrebbero rischiare di imbattersi in avvocati inesperti, impreparati, incompetenti!

In Campania, la ricerca dell'avvocato semplicemente "meno caro" è molto più di un mero rischio, poiché il livello culturale ed economico, soprattutto in certe realtà delle periferie e non solo, è, purtroppo, veramente molto basso ed in alcuni casi inesistente; ma vi è di più: tale "giungla" troverà terreno fertile per crescere ed espandersi, atteso che sempre più avvocati esercitano indistintamente in tutti i "campi" del diritto, (atteggiamento non vietato dalla legge, ma che dovrebbe e potrebbe esserlo dal buon senso) la deontologia professionale è sempre più un oggetto misterioso e, nelle aule dove si celebrano processi penali, è sempre maggiore il numero degli imputati privi di un difensore di fiducia.

Circa l'abrogazione del divieto di pubblicità informativa dei i titoli e le specializzazioni professionali, delle caratteristiche del servizio offerto, nonche' del prezzo e dei costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall'ordine, si deve affermare che tale disposizione di legge evidenzierà nettamente il divario tra l'Italia "del nord" e l'Italia "del sud"; infatti, in zone come la Lombardia, il Piemonte ed il Veneto, ad esempio, i grandi studi professionali e le società di professionisti (la cui "nascita" pure è stata autorizzata dalla legge in esame), che hanno mezzi economici in abbondanza, possono farsi pubblicità come e quanto vogliono, danneggiando i giovani professionisti di tutta la penisola, ma anche gli studi accorsati, ad esempio, campani, calabresi e siciliani, che hanno per svariati motivi mezzi economici nettamente inferiori a quelli dei loro colleghi settentrionali.

Inoltre la legge in questione, modificando l'articolo 2233 del codice civile, impone che sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti che stabiliscono i compensi professionali, conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati, con i loro clienti; ma la fantascienza non finisce qua e si va ancora oltre.

La legge 248/2006 impone ai liberi professionisti l'obbligo di avere uno o più conti correnti bancari o postali, sui quali fare affluire le somme riscosse nell'esercizio dell'attività e dai quali devono essere effettuati i prelevamenti per il pagamento delle spese inerenti alla professione.

Ecco, però, anche la "ciliegina sulla torta"! I compensi in denaro per l'esercizio delle libere professioni devono essere riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 1000 euro. Tale limite è abbassato Dal 01 luglio 2007 a 500 euro e dal 01 luglio 2008 a 100 euro.

Proprio l'argomento relativo alle modalità di riscossione degli onorari, evidenzia la "miopia politica" sia di chi ha ideato e scritto l'originario decreto-legge numero 223/2006, sia di chi ha votato la conseguente legge di conversione dello stesso; infatti, quante persone che si rivolgono ad un legale (soprattutto per problemi di carattere penale) posseggono un conto corrente così da essere in grado di onorare le parcelle con assegni circolari o carte di credito?

Qualora il cliente fosse in grado di adempiere con detti mezzi, chi garantirebbe il professionista circa l'autenticità e la provenienza degli stessi? Il legislatore, a questo punto, potrebbe rispondere che il metodo migliore e più sicuro per cliente e professionista è il bonifico; ma, visto che in questo caso al cliente devono essere fornite le coordinate bancarie del professionista, la normativa sulla privacy deve considerarsi abrogata?

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