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Bamboccioni, sfigati e choosy?

Di Gianluca Fava - 19/11/2012

In Italia, tutti coloro che commettono reati sono processabili?

No; infatti, non solo l'articolo 97 del Codice penale italiano vigente dispone che non è imputabile chi, al momento del fatto, non ha compiuto i quattordici anni di età, ma quando, il successivo articolo 98, subordina l'imputabilità del minore ultraquattordicenne, anche alla valutazione della sua capacità di intendere e di volere, la quale non può essere mai presunta.

Era il 22 settembre 1988 quando veniva emanato il D.p.r. n° 448, che recepiva le indicazioni delle principali fonti internazionali in materia minorile e della Costituzione, differenziandolo dal processo penale ordinario.

Tale norma, pur se successivamente migliorata da dottrina, giurisprudenza ed altri interventi legislativi, è tuttavia ancora in vigore e fornisce un quadro completo degli istituti giuridici che favoriscono una rapida fuoriuscita del minore dal circuito penale, cercando, per quanto possibile, di favorirne un rapido reintegro nella società.

Questi istituti consentono di finalizzare il processo alla responsabilizzazione e non alla punizione dell'adolescente, facilitandone la riparazione dei danni e la risoluzione del conflitto generato dal reato.

Sono questi, istituti che hanno consentito l'introduzione di un percorso di mediazione tra rautore del reato e vittima. Nel tipo di processo penale in questione è decisamente palese una spiccata funzione pedagogica; infatti, l'articolo 1 comma 2 del D.p.r. 448/88, sancisce che il giudice deve illustrare all'imputato il significato delle attività processuali che si svolgono in sua presenza nonché il contenuto e le ragioni anche etico-sociali delle decisioni prese.

Inoltre, è da considerarsi inquadrato nella stessa ottica, l'articolo 10 del medesimo D.p.r. laddove dichiara l'inammissibilità nel processo penale minorile dell'esercizio dell'azione civile per le restituzioni e il risarcimento del danno cagionato dal reato, vietando, così, l'istituto della Costituzione di Parte Civile nel processo penale minorile, invece, tranquillamente ammessa e prevista, come è noto, nel processo penale a carico di maggiorenni!

Tra le differenze rilevanti con il processo ordinario, si vogliono ricordare:

1) la Sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto emessa quando l'ulteriore corso del processo può arrecare pregiudizio alle esigenze educative del ragazzo e, comunque, quando è chiaramente ravvisabile l'occasionalità del comportamento costituente il fatto reato e quando il danno non è molto grave (cosiddetto bollino rosso);

2) La sospensione del processo e la messa alla prova, che può essere concessa anche quando si procede per reati che prevederebbero, per gli adulti, la pena dell'ergastolo.

Quest'ultima è l'istituto più innovativo del processo penale minorile, anche perchè offre all'imputato un'attività che sovente è di lavoro, tentando di "distrarlo" da quanto lo ha indotto a "sbagliare";

3) l'estinzione del reato per esito positivo della prova di cui sopra, che evita al minore gli effetti stigmatizzanti di una condanna penale, uando il giudice ritiene opportuno esaminare la personalità del minore in maniera più compiuta;

4) il perdono giudiziale, che è un istituto che si concretizza in un'assoluzione dell'imputato pur riconosciuto colpevole, ma di un reato che, però, preveda una pena detentiva non superiore nel massimo a due anni, ovvero una pena pecuniaria (anche se congiunta a quella detentiva) non superiore nel massimo a 1549,37 euro, quando si presume che il minore si asterrà dal commettere ulteriori reati.

Inoltre, nel processo minorile che deve essere sempre tenuto a porte chiuse (senza pubblico) e che non può essere mai celebrato da un Tribunale in composizione monocratica, è vietato l'istituto del patteggiamento.

Altra considerevole differenza con il processo ordinario, è la mancanza di una Corte di Assise minorile e quindi, anche i reati che normalmente rientrerebbero nella competenza di tale Autorità Giudiziaria come ad esempio l'omicidio, per la "categoria" in questione rientrano in quella del Tribunale; ma v'è di più: anche il concetto di immaturità, che deve essere sempre provata e che è indipendente dalla capacità di intendere e di volere, è causa di non imputabilità e quindi di non punibilità del presunto reo, anche se di età superiore a quattordici anni.

Tante altre caratteristiche del processo penale minorile potrebbero essere evidenziate, ma in questa sede si tralasciano per non tediare il cortese lettore, nella speranza che la lettura del presente articolo non faccia cadere nell'errore di considerare quanto previsto per i ragazzi che delinquono, la "fabbrica" di quello che chi ci governa chiama "bamboccioni, sfigati e choosey", perchè, se si vuole tentare di dàre un futuro sereno ai giovani, si deve cominciare da quelli più "difficili" ed emarginati!!!

Commenti

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Commento di: Antonio del 22/11/2012
Gianluca ciao, son o anch'io dell'idea che non si debba mandare in carcere,
Commento di: Gianluca Fava del 27/11/2012
Caro Antonio, non è che i ragazzi imputabili, capaci di intendere e di volere e ritenuti maturi, se delinquono non vadano mai in carcere; ma, diciamo, lo Stato cerca di essere abbastanza indulgente, proprio per tentare di recyuperarli. ti abbraccio, grazie.