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Oltre il danno, la beffa!

Di Gianluca Fava - 03-03-2008

L'Ordinamento giuridico italiano è sempre più pieno di garanzie e nella presente sezione, oltre a cercare di evidenziarle, si è sempre tentato di sottolineare quelle di esse che sono diventate anomalie, incoerenze, contraddizioni o, addirittura, veri e propri "schiaffi" alla logica.

In uno Stato veramente di Diritto, essere garantisti è e deve essere un obbligo per tutti, soprattutto quando si parla di uno dei doni più belli che ha ogni essere umano: la LIBERTA' PERSONALE; ma se nel processo penale da un lato si parla di parità tra le parti e dall'altro la Legge e la prassi non solo mettono in luce evidenti differenze tra P.M. e difesa, ma anche tra imputato e parte offesa, il problema si fa serio.

L'articolo 90 del Codice di Procedura Penale vigente recita: "La persona offesa dal reato, oltre ad esercitare i diritti e le facoltà ad essa espressamente riconosciuti dalla legge, in ogni stato e grado del procedimento può presentare memorie e, con esclusione del giudizio di cassazione, indicare elementi di prova". Basta questo unico comma per comprendere che chi ha subito un reato, ad esempio, può nominare un difensore di fiducia (articolo 101 C.P.P.), ma non può produrre prove come l'imputato o il Pubblico Ministero.

Allora, quali sono i diritti riconosciuti alla Parte offesa di un reato nel processo penale?

Se si considera la parte offesa sic et simpliciter, bisogna immediatamente affermare che ella ha veramente poche chances di far ascoltare la propria voce; mentre, se si parla di P.O. che abbia avuto tempo, voglia e possibilità di costituirsi parte civile nel processo penale, allora tale figura processuale sembra acquistare improvvisamente dignità, considerazione e rispetto. Un avvocato penalista è portato a difendere più il presunto autore di un reato che la presunta vittima.

Tale situazione, però, non deve trarre in inganno; infatti, ciò, spesso non è una scelta voluta dal professionista, ma quasi un'imposizione del Legislatore perchè, ad esempio, un indagato od imputato non può essere privo di difensore tant'è vero che, in assenza di avvocato di fiducia, lo Stato provvede a nominare un difensore di ufficio; mentre il soggetto passivo di un illecito penale, non è "obbligato" dalla Legge ad essere assistito nel processo.

La "scena" tipo, ad esempio, potrebbe essere la seguente: una giovane donna viene sottoposta ad un intervento chirurgico che, subito dopo il suo inizio, si rivela inutile. La paziente non muore e, nelle more ma comunque nei termini previsti dalla Legge, decide di procedere legalmente contro l'equipe medica che ha eseguito l'operazione di cui sopra. A questo punto, innanzi alla donna dell'esempio che si sta facendo, si apre una strada a due binari paralleli sì, ma completamente distinti e separati: ella può decidere di agire o in sede civile, per chiedere ai medici il sacrosanto risarcimento del (o dei) danno (soldi) o, in sede penale, querelare tutti i partecipanti all'intervento per cercare di ottenere, almeno in teoria, la condanna degli stessi al carcere per lesioni personali colpose.

Inoltre, una terza ipotesi che potrebbe apparire un "mix" tra le prime due, è la possibilità per la persona offesa di costituirsi, nei modi e nei tempi previsti dal codice di procedura penale, parte civile nel processo penale. Quest'ultima ipotesi permette di tentare di perseguire, contemporaneamente, entrambi gli obiettivi di cui sopra!

La strada più semplice e sotto diversi aspetti più efficace, è senza dubbio proprio quest'ultima; ma se e quando ciò non è possibile per espliciti "paletti" posti dalla Legge, cosa succede in sede penale alla mal capitata? Atteso che l'azione civile a quel punto, se promossa, segue il proprio corso, la presunta vittima del reato: può essere assistita da un solo difensore e non da due come invece può fare, facoltativamente, l'imputato anche se contumace o latitante; non può, nemmeno mediante il proprio avvocato, sentire testimoni come invece può fare il difensore dell'imputato, della parte civile ed il P.M.; il legale che assiste la parte processuale in questione, non può nemmeno fare la propria arringa dopo la chiusura del dibattimento, così come invece accade alle altre parti processuali!

Con questo quadro generale, il "puzzo" di illegittimità costituzionale dell'articolo 90 C.P.P. per un palese contrasto di detta norma con l'articolo 3 della Costituzione (uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla Legge), è veramente forte, perchè non si può accettare che uno Stato di Diritto che permette ad un indagato o imputato (assicurandogli comunque tutte le garanzie) di disinteressarsi completamente dell'accusa mossagli, uno Stato democratico, uno degli Stati più garantisti del mondo circa il Diritto e la Procedura Penale, mortifichi e non tuteli chi dal Giudice Penale non vuole né soldi, né vendetta ma solo e semplicemente Giustizia, aggiungendo al danno, la beffa di una difesa ed assistenza processuale quantomeno monca!!!

Commenti

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Commento di: francesco del 5/3/2008
elegante, incisivo e grintoso. Complimenti! Continua così
Commento di: Gianluca Fava del 5/3/2008
Ciao Francesco, il Gianluca che leggi è quello reale: nessuna maschera, nessuna forzatura, nessuna affermazione non corrisponde a quello che l'autore realmente pensa! Grazie per i complimenti e ritorna presto in questa sezione!