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Attendere, prego!

Di Gianluca Fava - 11-10-2007

Quando si contatta telefonicamente un amico, un parente o un ufficio pubblico, a chi non è capitato di imbattersi in una fastidiosa vocina preregistrata che ci invita, ripetutamente e almeno in due lingue, a restare in attesa!

Tale situazione, per la verità più frequente quando si contatta un'utenza pubblica e non tocchiamo "il tasto" dolente gestori telefonici, enti erogatori dell'energia elettrica o dell'acqua dove l'attesa almeno si raddoppia, causa disagio, imbarazzo o comunque un'inutile perdita di tempo!

A Napoli, purtroppo, detta vocina sta diventando una persecuzione; infatti, se si vuole contattare ad esempio un ufficio, una banca, una scuola, il Tribunale o la Procura Della Repubblica, sempre che il telefono non risulti fuori posto, si aspettano svariati minuti! I Napoletani, se la mattina escono di casa e tentano di percorrere le strade cittadine in auto, si sentono risuonare nelle orecchie un immaginario "attendere, prego". Enormi ingorghi, infatti, paralizzano a causa di innumerevoli cantieri edilizi tutta la città e, anomalia tutta partenopea, a tutte le ore! A tale proposito, si vuole lasciare all'immaginazione del lettore cosa succede quando piove e "salta" anche la pessima rete fognaria!

In molti uffici postali, banche, ASL ed all'INPS, ad esempio, le file di utenti sono lunghissime perchè, magari, dei numerosi sportelli ne funzionano solo alcuni, o si bloccano i terminali, o gl'impiegati non sempre hanno la dovuta preparazione e competenza! Quando si cerca un parcheggio per la propria autovettura, a Napoli si gira a vuoto per diverso tempo, quindi la vocina immaginaria riaffiora fino a quando finalmente si trova un posto per parcheggiare!

Quest'ultima "fatica" diventa per i diversamente abili, una vera e propria impresa a causa degli abusi dei cosiddetti normali, i quali, spesso, occupano senza alcuno scrupolo i posti riservati a detta categoria di persone, con un rischio di essere "puniti" dalla polizia municipale prossimo allo zero.

Sulla base di quanto sin qui esposto, vien da chiedersi: allora perchè non si utilizzano i mezzi pubblici? Gli autobus sono pochi, spesso hanno percorsi troppo lunghi, le soste ai capolinea sono in alcuni casi anche esse troppo lunghe... Risultato? Gli utenti sono costretti ad interminabili soste alle fermate e solo in pochissimi casi possono conoscere la durata del tempo di attesa, dal momento che, spesso, gli appositi tabelloni o sono guasti, o non sono aggiornati, o non ci sono proprio! Inoltre le linee della metropolitana coprono solo una minima parte della metropoli in questione! A questa continua mortificazione a cui sono sottoposti la stupenda Napoli ed i suoi splendidi abitanti, sembra essersi adeguato anche il Palazzo di Giustizia!

Le udienze non iniziano quasi mai all'orario di rito (ore nove), ma molto più tardi e gli avvocati ed i testimoni sono costretti ad immaginare ancora una volta la voce "attendere, prego"; se si desidera "ammazzare" il tempo bevendo qualcosa in uno dei due bar situati all'interno del Palazzo in questione, ci si imbatte in una calca assurda. Se allora si decide di accedere alle cancellerie per dedicarsi agli adempimenti, si scopre che spesso quasi tutte le ascensori delle già poche presenti in relazione al numero degli utenti, non funzionano o lo fanno malissimo!

Giunti nei succitati uffici, il quadro è avvilente: organici esigui, Magistrati assenti anche per lunghi periodi o poco disposti a ricevere gli avvocati, orari di ricevimento dei difensori quantomeno ridicoli e quindi assolutamente inosservabili, una strana sensazione di lassismo che crea grande disagio a tutti, ma soprattutto a quella parte sana del personale presente, che si dedica al proprio lavoro con competenza, passione ed abnegazione.

Tutto ciò, però, senza calcolare la lunghissima fila che si forma per entrare all'interno di quello che, almeno nelle intenzioni di chi ha progettato l'edificio di piazza Cenni, doveva diventare il fulcro della giustizia napoletana!

A proposito di questo sfascio, vien da pensare cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i grandissimi principi del foro napoletano di una volta come, ad esempio, Alfredo De Marsico?

Altre inutili e lunghissime attese ai limiti dell'inciviltà, rendono la vita dei Napoletani stressante, piena di incertezze ed ansie che, sommate a molti altri disagi che ormai sembrano "invincibili", a lungo andare hanno fatto il gioco della criminalità sia organizzata che comune e che in questa sede si tralasciano per non sottrarre altro prezioso tempo al lettore, nonché per dare allo stesso la possibilità di riflettere su un dato importantissimo: per i Napoletani "attendere, prego" non è solo una semplice frase registrata, bensì la pietra miliare imposta forse anche dalla Storia, ma sicuramente da una classe politica sempre più cieca e sorda, su cui si fonda il modus vivendi, a tutti i livelli, dei cittadini!

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