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L'aria fritta

Di Gianluca Fava - 09-02-2007

Nacque come sport, è sempre più diventato un'industria, si è trasformato in un business "governato" e "gonfiato" da sponsor sempre più "generosi" ma, allo stesso tempo, privi di ogni valore sia sportivo che umano: è il calcio!

Lo sport più diffuso nel mondo e più amato e praticato in tantissimi Stati compresa l'Italia, sta morendo o, più correttamente, è morto.

Troppi soldi, toni esasperati, insinuazioni, accuse quasi mai esplicite, veleni, trasmissioni televisive e radiofoniche che inconsapevolmente seminano odio, veri e propri reati od illeciti sportivi impuniti o puniti blandamente, hanno distrutto, forse irrimediabilmente, il più democratico dei giochi.

Il presente articolo non vuole essere il solito grido demagogico, ma quanto è successo a Catania in data 02.02.2007 in occasione dell'incontro di calcio Catania-Palermo dove ha trovato la morte un poliziotto di 38 anni in servizio: Filippo Raciti, deve far agire, basta con i pianti, rimpianti, rimorsi e le riflessioni!

Lo stadio, sempre più specchio di una società malata, ormai da troppi anni è diventato il luogo di aggregazione di teppisti, delinquenti e balordi di ogni genere, che si incontrano non per assistere ad un incontro di calcio, per applaudire la propria squadra del cuore, per cantare o sventolare bandiere al solo fine di divertirsi; ma solo per sfogare frustrazioni, nervosismi e delusioni che affondano le proprie radici molto lontano e non si vuole alludere con ciò ai soliti luoghi comuni.

Responsabili siamo tutti: politici, giornalisti, calciatori, dirigenti delle società di calcio, allenatori e tifosi.

Nei "templi" del calcio ormai entrano bastoni, petardi, (una volta al Meazza di Milano addirittura un ciclomotore) pronti per essere lanciati dagli spalti o per essere usati contro altri spettatori o appartenenti alle forze dell'ordine, ma ci si ostina a sostenere che la sorveglianza agli ingressi di questi luoghi è più rigida.

Era il 17 Agosto del 2005 quando, tardivamente, entrava in vigore il Decreto-Legge n. 162. Tale norma, poi convertita nella LEGGE 17 Ottobre 2005 n.210, avrebbe dovuto contrastare i fenomeni di violenza in occasione di competizioni sportive; infatti, essa imponeva, tra l'altro, modificando la L.13 Dicembre 1989 n. 401, (articolo 6 comma 6) il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive adottato dalle competenti Autorità di uno degli altri Stati membri dell'Unione Europea, anche alle persone che violano in Italia detti provvedimenti. Tale violazione è perseguita penalmente.

Inoltre, al comma 7 del medesimo articolo, adesso si legge: "Con la Sentenza di condanna per i reati di cui al comma 6 e per quelli commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive o durante i trasferimenti da o verso i luoghi in cui si svolgono detti eventi, il giudice può disporre il divieto di accesso agli impianti sportivi e l'obbligo di presentarsi in un ufficio o comando di polizia durante lo svolgimento di gare sportive specificamente indicate per un periodo da due mesi a due anni"; ma vi è di più: all'articolo 6-bis sono apportate le seguenti modifiche: "La pena", che va da un minimo di un mese ad un massimo di tre anni e sei mesi di reclusione, "è aumentata se dal fatto deriva un danno alle persone e lo è fino alla metà se dal fatto deriva il mancato regolare inizio, la sospensione, l'interruzione o la cancellazione della manifestazione sportiva".

L'articolo 6-quater della legge modificata dal D.L. in esame e successiva norma di conversione, sancisce: "chiunque commette uno dei fatti previsti dagli articoli 336 C.P. (violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale) e 337 C.p. (resistenza ad un pubblico ufficiale) nei confronti dei soggetti incaricati del controllo dei titoli di accesso e dell'instradamento degli spettatori e di quelli incaricati di assicurare il rispetto del regolamento d'uso dell'impianto dove si svolgono manifestazioni sportive, purché riconoscibili e in relazione alle mansioni svolte, è punito con le stesse pene previste dai medesimi articoli: (da 6 mesi a 5 anni di reclusione).

Tali incaricati devono possedere i requisiti morali di cui all'articolo 11 del T.U. delle Leggi di pubblica sicurezza, di cui al Regio Decreto 18 Giugno 1931 n. 773", la cui lettura si risparmia al lettore.

Il Legislatore, però, va ancora oltre e statuisce: "al fine di contrastare gli episodi di violenza in occasione di manifestazioni sportive, gli impianti per il gioco del calcio aventi una capienza pari a 10000 posti numerati possono essere utilizzati per lo svolgimento di competizioni calcistiche del campionato professionistico di serie A a condizione che:

a) si tratti di impianti costruiti nel territorio di comuni aventi una popolazione inferiore a 100 mila abitanti e la competizione riguardi una squadra calcistica, avente sede o radicamento territoriale nel medesimo comune, promossa al predetto campionato per la prima volta negli ultimi venti anni;

b) per le caratteristiche dell'incontro vengano emessi non più di 8000 biglietti di accesso e comunque gli spettatori complessivamente non superino il numero di 9000.

Nel caso in cui le competenti autorità di pubblica sicurezza e l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive accertino che vi siano motivi di turbamento dell'ordine pubblico, la stessa squadra è tenuta a disputare la gara in un comune diverso, dotato di un impianto sportivo abilitato alle competizioni calcistiche del campionato di serie A".

Altra norma modificata dal governo di centro-destra nell'estate 2005, è il D.L. 24 Febbraio 2003 n. 28 convertito nella Legge 24 Aprile 2003 n. 88; infatti, dopo l'articolo 1-quinquies, si legge: "chiunque, non appartenente alle società appositamente incaricate, vende i titoli di accesso nei luoghi in cui si svolge la manifestazione sportiva o in quelli interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alla manifestazione medesima, è punito con la sanzione amministrativa da 2.500 a 10.000 Euro.

La sanzione può essere aumentata fino alla metà del massimo per il contravventore che ceda o metta in vendita i titoli di accesso a prezzo maggiorato rispetto a quello praticato dalla società appositamente incaricata per la commercializzazione dei tagliandi".

Le sanzioni amministrative di cui al succitato articolo, sono irrogate dal prefetto del luogo in cui è avvenuto il fatto.

In questo contesto,come si giustifica la persistente presenza dei bagarini nell'area adiacente gli stadi?

In data 07.02.2007, il governo Prodi (centro-sinistra) ha emesso un altro Decreto Legge che, per fortuna, non ha stravolto la Legge 210 del 2005, anzi, inasprendo in modo lodevole determinate pene, ne ha ordinato una immediata, seria ed improrogabile applicazione, soprattutto relativamente a quei punti ignorati dalle società di calcio e dai comuni. Tale norma, che una volta e (si spera) per tutte ha fatto capire che il calcio e le sue componenti non sono un mondo a sè, ma fanno parte totalmente dell'ordinamento giuridico italiano, ha stabilito:

1) partite a porte chiuse per gli impianti che, a distanza di quasi due anni, non sono ancora a norma di sicurezza;

2) divieto di vendita in blocco di biglietti per i tifosi in trasferta;

3) reclusione da uno a quattro anni per chi lancia o utilizza negli stadi o nelle immediate adiacenze razzi, bengala, petardi, fumogeni, bastoni od oggetti contundenti; la pena è aumentata in caso di danni alle persone e di sospensione della partita;

4) reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 500 a 2.000 Euro per chi è trovato in possesso dei predetti mezzi atti ad offendere;

5) l’ambito della flagranza ampliato a 48 ore per i delitti sopra illustrati;

6) applicabilità delle misure di prevenzione (anche patrimoniali) nei confronti delle persone indiziate di aver agevolato manifestazioni di violenza;

7) reclusione da cinque (anziché tre) a quindici anni per il reato di violenza a pubblico ufficiale commesso da gruppi con armi o mezzi atti a offendere;

8) inasprimento del divieto per le società sportive di corrispondere agevolazioni a soggetti condannati o associazioni di cui fanno parte i medesimi soggetti, pena il pagamento di una multa per niente simbolica;

9) snellimento delle procedure per adeguare gli impianti;

10) organizzazione di iniziative per promuovere nelle scuole i valori della cultura sportiva;

11) la redazione di un codice di autoregolamentazione per le trasmissioni televisive e radiofoniche di avvenimenti calcistici e relativi commenti.

Inoltre, in data 08.02.2007, si è tenuta una riunione straordinaria dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. In relazione agli impianti con capienza superiore a 10.000 spettatori, detto organo, (vedi www.governo.it) sulla base delle informazioni fornitegli dalle Prefetture, dal Coni e dalla Lega Nazionale Professionisti, ha verificato la completa agibilità, autorizzandone l'apertura al pubblico, solo dei seguenti stadi, in serie A: Milano (parziale), Roma, Genova, Siena, Cagliari, Torino e Palermo, nonchè diversi altri delle serie B e C.

Tutto ciò, sperando che il Decreto Legge del 07.02.2007 non venga stravolto in sede di conversione in legge e che le pressioni del calcio non abbiano ancora una volta la meglio sul buon senso e sulla civiltà, pone, però, una serie di interrogativi: gli abbonati civili ed onesti alle società le cui squadre dovrebbero giocare a porte chiuse non disponendo di uno stadio a norma, da chi saranno tutelati? In che modo?

Senza una seria ed approfondita correzione dell'età imputabile, del diritto penale minorile, del sistema della custodia cautelare e, a modesto avviso di chi scrive, anche dell'istituto della sospensione condizionale della pena, non si corre il rischio che le apprezzabili disposizioni di cui al presente articolo diventino aria fritta?

Commenti

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Commento di: Gianluca Fava del 18/11/2007
Ci risiamo! In data 11.11.2007 con il pretesto vergognoso del calcio, ci sono stati altri gravi incidenti, un altro morto: Gabriele Sandri. Questa volta, invece, la vittima non appartiene alle forze dell'ordine. Di nuovo inutili polemiche, stupide strumentalizzazioni, demagogiche minacce di bloccare i campionati; ma la violenza incontrollata in che modo potrà  mai essere fermata? Da chi? Quando?
Commento di: Daniela del 2/12/2007
Adesso la vita dello spettatore "normale" è complicatissima, ormai sono scomparsi i veri colori del tifo!Ha ancora senso andare allo stadio?
Commento di: Gianluca Fava del 7/1/2013
Sì gent.le Daniela, ha ancora senso, nella stessa misura in cui ha sempre senso lavorare, svagarsi, passeggiare: vivere!!! Grazie sempre e ritorni presto a farci visita!